L’irregolarità intestinale nel paziente diabetico

La stipsi è il sintomo gastro-intestinale più frequente nel paziente diabetico, ma non certamente il solo. L’apparato digerente è infatti interamente coinvolto, con manifestazioni della cosiddetta gastroparesi, anche con sintomi esofagei (come disfagia e pirosi) e gastrici (quali nausea e vomito).
I disturbi intestinali, come la stipsi, in genere precedono quelli dovuti alla gastroparesi.
In alcuni pazienti con diabete “ insulino-dipendente scompensato”, vale a dire mal controllato dalla terapia, possono al contrario verificarsi casi di diarrea cronica, anche se intermittente.
A cosa è dovuta la stitichezza nel paziente diabetico?
Il paziente diabetico, specialmente quello con diabete insulino-dipendente (cosiddetto di tipo I), sviluppa prima o poi nella sua storia clinica una neuropatia periferica e viscerale, che coinvolge l’intestino e le sue funzioni principali, come assorbimento e motilità.
Nel paziente diabetico la motilità colica post-prandiale è ridotta o addirittura assente e di conseguenza, il transito colico del bolo alimentare è rallentato.
Questa ridotta motilità intestinale, spesso associata a un aumento dell’assorbimento di acqua e a una ridotta assunzione di fibre sfocia inevitabilmente in una stipsi, che non raramente è ostinata e difficile da trattare.
Come trattare la stipsi nei pazienti diabetici?
Poiché l’iperglicemia si associa spesso ad un’aumentata frequenza di sintomi gastrointestinali, è essenziale assicurare un adeguato controllo glicemico attraverso la dieta, la somministrazione di insulina o farmaci ipoglicemizzanti orali, il controllo del peso e una sufficiente attività fisica.
In un diabetico, una dieta ben formulata dovrebbe apportare almeno 20-25 g di fibre/1000 kcal al giorno, da aumentare proporzionalmente alla diminuzione delle calorie, per accrescere il volume del cibo e per compensare così i due effetti più negativi di ogni dieta ipocalorica: il senso di fame da ipoglicemia e la stipsi da diminuzione della massa fecale.
Va quindi stimolato il consumo di verdura, frutta, cereali specie se integrali e, al bisogno, consigliato l’utilizzo di specifici integratori a base di fibra.
Nei diabetici di tipo 1 una dieta ad alto contenuto in fibre è attuabile anche a lungo termine e, rispetto ad una dieta a basso contenuto in fibre, è in grado di migliorare il controllo glicemico e ridurre il numero di episodi ipoglicemici.
Nel diabete di tipo 2 (quello insulino-indipendente) un alto apporto dietetico di fibre solubili migliora il controllo glicemico e riduce la concentrazione di lipidi plasmatici come colesterolo e trigliceridi.
Quali sono le fibre più adatte per il paziente diabetico?
Sicuramente quelle solubili, specialmente quelle gelificanti, come il glucomannano. Grazie alla elevata viscosità generata in soluzione, questa fibra vegetale migliora la tolleranza glucidica e la cosiddetta resistenza insulinica, migliorando in tal modo il controllo glicemico.
Il suo uso si accompagna ad un aumento del volume e del peso delle feci insieme ad un’accelerazione del transito intestinale. Il numero di evacuazioni settimanali aumenta mentre diminuisce l’uso di lassativi. Anche i sintomi come il gonfiore e/o il dolore addominale, che spesso si accompagnano alla stipsi, migliorano parallelamente al miglioramento dell’alvo.
Le proprietà pre-biotiche del glucomannano favoriscono la crescita ed il mantenimento di una normale flora batterica intestinale, la cui presenza garantisce la normale funzionalità dell’intero apparato digerente.
Nei pazienti resistenti è indicata l’aggiunta di un lassativo osmotico e l’utilizzazione di farmaci procinetici, che possono migliorare anche la sintomatologia della gastroparesi, cioè la nausea e le difficoltà digestive.
Fonte: Articolo tratto dall'intervista radiofonica del Professor Carmelo Scarpignato docente di farmacologia clinica e terapia all'Università di Parma e di gastroenterologia all'Università di Nantes, in Francia.